SAPORI DI TERRA

DSCN0349DSCN0350DSCN0357La cosa incredibile di vivere in una terra che si ama, è innamorarsi ogni giorno di tutti i frutti che genera. I paesaggi e le case riflettono le tipicità, così come anche le tavole imbandite.

Pasta e cime di rape è un piatto tipico pugliese molto noto nel Mondo. Per me una vera prelibatezza che cerco di concedermi durante il periodo invernale. E’ un ortaggio che si può coltivare in orto, facendo attenzione alla modalità di concime azotato  perchè potrebbe accumulare nitrati. E’ infatti preferibile disporre la sua coltivazione dopo aver raccolto altre piante, così che possa usufruire del terreno fertile. Resiste con difficoltà al gelo.

Tolta la difficoltà di pulire questa verdura, la cottura è davvero semplice.

Quale pasta usare per questo piatto? C’è una vera e propria diatriba tra orecchiette e cavatelli ma io, in tutta onestà, preferisco i cavatelli.

Ingredienti:

-rape

-uno spicchio d’aglio

-olio extravergine d’oliva

-peperoncino secco

-pan grattato

Procedimento:

Dopo aver pulito la verdura immergetela in acqua che bolle per circa dieci minuti, successivamente aggiungete la pasta. Nel frattempo in un altro pentolino scaldate dell’olio extravergine di oliva con un peperoncino secco tagliato a metà e dell’aglio. Quando la pasta sarà pronta saltatela in padella.  In un altra pentola avrete fatto soffriggere il pangrattato che alla fine cospargerete a vostro desiderio sulla pasta impiattata.

Da servire con primitivo o con un rosso secco.

Bon appetit!

 

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PANCAKE A COLAZIONE

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Quando mi sveglio presto al mattino ho due vantaggi: guardare l’alba e fare le cose prendendomi cura del senso del bello che posso creare intorno a me.

Ho mantenuto lo stato di relax che la notte mi aveva regalato, così, tra sogno e realtà, ho cucinato degli ottimi pancake con farina di tipo1. Credo fermamente che cucinare e prendersi cura di una bella tavola possa essere un ottimo modo per rilassarsi.

Ecco a voi la ricetta che ho creato evitando il lievito.

  • 1 uovo
  • 40 gr di zucchero
  •  100 gr di farina di tipo 1
  •  100 ml di latte

Condimento

  • 3 Fragole
  • abbondante miele

Dopo aver mixato uova e zucchero, aggiungete la farina e alla fine il latte. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo, ed aiutandovi con un mestolo, versatene per quattro o cinque volte in padella unta con olio di oliva. Dopo aver terminato condite immediatamente e serviteli ben caldi.

La bontà dei Pancake è data anche dal condimento. Ci sono tanti modi per poterli condire. Si può utilizzare lo sciroppo d’acero o il burro di arachidi o crema alla nocciola.

Bon Appetit

Le origini storiche dello Stile provenzale

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La Provenza è una antica provincia situata a Sud della Francia. Nota per i suoi paesaggi meravigliosi ed i campi immensi di Lavanda, per le fragranze e per lo stile impeccabilmente romantico, ispira ancora oggi stilisti e designers l’arredamento.

L’abito in stile provenzale, oggi, è solitamente in chiffon, con colori tenui e motivi floreali ispirati dal paesaggio mite, dal vento caldo. Molto delicati e raffinati, incarnano uno spirito sobrio e romantico. Esso è un classico intramontabile, sempre presente nelle collezioni degli stilisti. Oggi lo si vede spesso accostato in maniera eccentrica, ma le sue origini storiche vengono dal lontano 1700.

Le sue origini storiche sono attribuibili alla nascita dei tessuti fluidi che ebbero il loro inizio nel 1705 con l’abbigliamento da thè, con la Robe Volante, primo abito che liberò la donna dal soffocamento del corsetto.

Lo stile provenzale nasce con le stampe di piccoli fiorellini sui tessuti in cotone che giunsero alla corte di  Luigi XIV per mezzo della Compagnia delle Indie Orientali.  La moda di questi  tessuti raggiunge il culmine nel 1790, con la scrittrice  Madame de Sevignè  . Successivamente  scomparve per poi essere riportata in auge nel  1916, da  C. H. Demery che rileva la manufacture veran a Trascona, dando vita al brand l’ancora Soleiado.

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Nel settecento,inoltre, era diffusa  un anglomania  che si ripercuoteva nel mondo dell’arte e della moda. Inoltre l”interesse per il mondo naturale idealizzato dava vita a decori naturalistici. Alla corte di Luigi XV (1715-1774) si imposero i colori pastello. Nel periodo detto Rococò i disegnatori di tessuti  inventano nuovi motivi, dettati anche dai nuovi studi sul mondo delle piante. Tra le disegnatrici più importanti: Anna Maria Garthwaite.

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from Pinterest

Il designer pioniere dell’attuale stile provenzale fu Doucet  che, profondamente ispirato dai pittori  impressionisti ( Van Gogh visse un periodo  in Provenza produsse 300 opere) per produrre i suoi abiti. Colori diafani, merletti, fiocchi e bouquet. Le sue clienti erano le figlie dell’alta società ed attrici che si innamoravano delle linee morbide e femminili.La sua storia è così importante che ancora oggi, quando si parla di arredamento o abiti, si parla di “stile provenzale”. Ecco di seguito due abiti di Doucet.

 

Duff Gordon, che diede vita ad una delle più importanti Maison: La Maison Lucile che ancora oggi è rappresentata dal noto marchio di Lingerie “Lucile &co”.

Nel frattempo la Provenza grazie al connubio con l’oriente diviene la regione simbolo delle fragranze. Intorno alla campagna di Grasse iniziano a diffondersi la rosa e il gelsomino. Oggi sono infatti presenti grandi produttrici di profumi come: Fragonard, L’Occitaine, Molinard.

Attuali designer che creano tessuti per home decore con motivi naturalistici sono: Lacroix. Importante la sua collezione di carta da parati che riprende i motivi dei decori naturalistici.

Molto significative le carte da parati, oggetti d’arredamento, vestiti e accessori che rappresentano uno stile neoprovenzale, e neoromantico.

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Immagini Via Pinterest

 

 

Realtà o immaginazione? Wittgenstein e l’Unicorno

 

 

Veniamo al Mondo con la certezza incrollabile delle nostre idee, dei nostri valori, della realtà che ci circonda. Poggiamo le nostre sicurezze sulla strada che facciamo ogni giorno da casa a lavoro.  Probabilmente la nostra stessa identità si è costruita su ciò che abbiamo visto in quella strada.: la casa gialla, la vicina affacciata alla finestra o il bambino che piange al piano di sopra.

I più “razionali” e radicati si vantano spesso di essere persone con i piedi per terra. Ma Wittgenstein vi avrebbe chiesto “Quale terra”? E probabilmente ve lo avrei chiesto anche io, forse per vendetta, a quelli che si divertono dei miei sbagli con la loro razionalità.

“Della Certezza- l’analisi filosofica del senso comune-” è un libro scritto da   L. Wittgenstein durante i suoi ultimi anni di vita.

Appunti che affrontano le “verità” o presunte tali del senso comune, del parlare quotidiano. Ci raccontano come nella vita, dire di  essere “qui ed ora”,  di essere una persona “presente a se stessa” come sostengono i presenzialisti della mindfulness, è probabilmente tutta un’illusione.

Forse un’illusione senza precedenti perchè niente e nessuno può darmi la certezza che io sia qui ed abbia due mani.  Tanto che Wittgenstein si arrabbiava con chi, come Moore, aveva sostenuto questo.

Cosa è vero allora? Cosa non lo è? Cosa è possibile nel raggio delle azioni umane?

Posso davvero pensare di mettere in discussione il fatto che io stia digitando una tastiera e stia scrivendo? Magari potrei star  sognando o magari sono sotto l’effetto di narcotici.

Il sogno potrebbe governare tutta la nostra esistenza.  Wittgenstein sostiene che vada messa in discussione la parola “Io so” che si dovrebbe sostituire con “Io credo”.

Se le cose stanno così, cosa ne sarebbe delle persone arroganti? Cosa ne sarebbe di quelli che battono i pugni ai tavoli per far valere le loro ragioni umiliando gli altri? Cosa ne sarebbe degli uomini di potere e dei presidenti degli U.S.A?

Quando davvero si può dire “Io so”?

“Io so” significa che l’oggetto della verità esposta  è dimostrabile nella pratica.

Ma come si dimostra tutto ciò? Quando dico “Questo è un albero” potrebbero esserci tanti equivoci. Potrei essere sempre sotto l’inganno di un’illusione o sotto l’egida del genio maligno cartesiano.

Innanzitutto potrei aver visto ciò che un albero non è, confondendolo con la sagoma di un uomo o potrei aver avuto un allucinazione.

Come possiamo allora stabilire la veridicità di una parola? Se dico “So che queste scarpe sono rosse”, vista la possibilità di sbagliarmi, non sarebbe meglio dire “Credo che queste scarpe siano rosse?”.

Ma da cosa è data la certezza di un colore o di qualsiasi cosa? Dalla società. La risposta è di Wittgenstein è di tipo antropologico. Vivendo con gli altri ed imparando, mi è stato insegnato che quello è il Rosso. Per cui la mia fiducia nel fatto che quello sia il Rosso potrebbe essere uguale alla mia fiducia in Dio.

Viviamo in una realtà formata da giochi linguistici . Essi si formano all’interno delle convenzioni linguistiche di un contesto sociale. Saprò che quello è un albero, perchè mi è stato insegnato e perchè l’esperienza me lo dimostra.

I giochi linguistici sono possibili soltanto all’interno di una realtà unita da convenzioni e da prassi. Il fatto che l’acqua bolle a 100° non lo imparo da una teoria ma dall’esperienza, se mi capita più di due volte è così.

E cosa resta degli Unicorni?

Per Wittgenstein “Esistono gli oggetti i cui nomi si insegnano ai bambini con una definizione ostensiva”. Pertanto degli Unicorni non si può dire nulla, non essendo la loro realtà dimostrabile.

Ma se qualcuno insistesse, e dicesse di averne visto uno che cosa dovrei fare?

Alla base dei rapporti di verità tra gli uomini, ci sono rapporti di giochi linguistici approvati da un sistema di riferimento e anche una certa qual dose di fiducia quando l’altro mi dice “Non posso sbagliarmi”. Il campo estraneo ai giochi linguistici e alle verità ostensive (dimostrabili), resta il campo dell’immaginario.

Oggi la filosofia di Wittgenstein mi insegna che le verità sono tali soltanto all’interno di paradigmi sociali, pertanto nulla mi impedisce di pensare che fuori dal contesto che mi chiama con il nome che io penso di avere, io possa essere altro.  Posso anche pensare che in una società primitiva, senza nomi,i rapporti umani fossero più felici, e magari anche più democratici ed egualitari. Ve la immaginate voi una società in cui nulla è definito?

L’immaginario ha e deve avere sempre un potere più forte sul resto. E’ l’unica forza in grado di far andare avanti i sogni dell’uomo. Per cui, per essere più democratici con noi stessi, dovremmo concederci più spesso i momenti in cui pensare “io credo” invece che “io so”. Un esercizio che mette in discussione tutte le certezze è una via maestra per raggiungere una felicità delirante, per immaginare altri mondi possibili, anche migliori.  L’immaginazione, le proprie “credenze” possono essere la ragione che ci porta ad agire meglio, ad amare di più, ad aprirci a possibilità infinite invece che rimanere rigidi sulle proprie posizioni. Immaginare è necessario per il cuore e per l’anima, magari anche prefigurandosi un secondo mondo in cielo o un isola con un nome mitologico in cui esistono gli unicorni.

 

LIFE IN APULIA

DSC_2299[1]La Puglia è una regione dell’Italia meridionale. Con un clima mite, fortemente influenzato dai mari della magna Grecia, la Puglia presenta innumerevoli diversità di flora e fauna, a partire dalla splendida macchia mediterranea, per finire con le orchidee selvatiche. Come ogni regione, è ricca di tradizioni, suoni e profumi.

In questa tavola imbandita si trovano i prodotti tipici pugliesi.

Olio evo, pane di laterza ( cucinato con una lunga cottura al forno a legna), mozzarelle, friselle, taralli (buonissimi nel vino) e ceramica pugliese che, nello specifico, è chiamata Maiolica. La maiolica di Laterza è molto famosa, per i decori raffinatissimi e la prevalenza del turchino.

Apulia is a region of southern Italy. Rich of traditions, sounds and perfumes. In this table you can find typical Apulian products: . Evo oil, bread bread, mozzarella, friselle, taralli (very good in wine) and Apulian ceramics, which, in particular, is called Maiolica. Laterza’s majolica is very famous for the refined decorations and the prevalence of the turquoise.

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Pozioni magiche: distillato di lavanda

DSC_2210[1]Andrai a vivere con Alice che si fa il whiskey distillando fiori “(F. De Andrè).

E’ una delle citazioni preferite del cantautore genovese. Me la sono sempre immaginata quella Alice che distillava i fiori. Che bella doveva essere. Chi ama i fiori sa amare davvero.

Oggi è la classica giornata in cui faccio gli esperimenti bizzarri.
I miei esperimenti bizzarri della Domenica, quelli alimentati dalla contemplazione della natura, dei fiori e dei colori dell’estate.
Ho creato un infuso profumato alla lavanda in soli cinque minuti.
E’ possibile profumare la casa semplicemente con tutto ciò che abbiamo in giardino o nel balcone, creando dei veri e propri rituali aromatici. La lavanda ha delle proprietà rilassanti e diffonde un profumo incredibile
 .

Questa mattina, come ogni Domenica in cui mi balena qualcosa di creativo, ho scelto di profumare la mia casa in modo naturale, così da evitare agenti chimici nell’aria e provare l’ebrezza del “fatto in casa”.

Le piante sono le protagoniste indiscusse di pozioni e rimedia amoris del tempo passato. Mi affascina molto il mondo delle streghe, dei boschi, degli elfi.

La lavanda è una pianta meravigliosa.  Romantica e femminile, mi ricorda i campi immensi di  Provenza in cui la mia mente si perde per rilassarsi. I fiori sono del colore della spiritualità: il viola.

Molto rilassante, sia il profumo che la visione.

Curiosità dal blog “lavandadellestreghe.blogspot.it”

Incantesimi

La Lavanda era indicata per gli incantesimi legati alla salute, all’equilibrio ed al buon senso, in quanto allontana le vibrazioni responsabili di nervosismo, dolori muscolari e contratture. Prima di effettuare qualsiasi incantesimo, era usuale profumare l’ambiente con acqua di lavanda per purificarlo.

MAGIA D’AMORE

Utilizzare la lavanda nel bagno, come sacchetto profumato per trovare l’innamorato o sotto forma di tintura: il profumo di lavanda attira gli uomini ed è una vera panacea anche contro i partner molto oppressivi.
Sparsa per casa, la lavanda procura una vita familiare armoniosa, mentre un paio di gocce d’olio essenziale sul cuscino garantiscono un sonno rilassato.
La lavanda è dominata dal pianta Mercurio e dall’elemento Aria

Ma torniamo alla mia DOMENICA PROFUMATA. Ecco a voi la

RICETTA DEL DISTILLATO DI LAVANDA PER PROFUMARE GLI AMBIENTI

Vediamo cosa vi serve:

1- un vasetto di vetro che non utilizzate più

2- foglie di lavanda

3- una fetta di limone

Fate bollire l’acqua, nel frattempo adagiate le foglie nel vasetto. Quando l’acqua sarà bollente versatela nel vasetto ed il gioco è fatto. Potete tenerla per giorni e rinnovarla ogni tanto con dell’acqua calda.

 

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